«Ex manifattura: progetto di qualità»

Cava de' Tirreni. Rossana Lamberti, assessore alla Qualità del Disegno urbano, interviene sul dibattito sviluppatosi in città per iniziativa del Malc, un cartello di associazioni, e parte dell'opinione pubblica sulla destinazione dell’ex manifattura tabacchi. Il Malc chiede che l’ex opificio torni alla città e che abbia una destinazione di fruizione pubblica, la società Manifatture sigaro toscano ipotizza un albergo. Qual è la posizione dell'amministrazione comunale? «Aspettiamo che ci arrivi una proposta sensata, cioè corredata da una analisi di fattibilità, in particolare per quanto attiene la disponibilità delle risorse finanziarie per il recupero e per la gestione». Perché manca la voce del governo della città nel dibattito? I giochi sono già fatti senza la città? «Un po' di persone che si riuniscono e cercano di fare pressione perché a Cava non cambi mai nulla non sono la città. E mi chiedo, come mai desiderano con tanto ardore che la Manifattura torni in proprietà dell'ente solo ora? Perché in otto anni non hanno fiatato? Vuoi vedere che gli stava bene mantenere un enorme volume vuoto ed abitato da topi? La città si esprime attraverso i suoi rappresentanti in consiglio comunale o nelle occasioni di partecipazione organizzata. Ad esempio, lo scorso marzo, a Santa Maria del Rifugio, ne abbiamo discusso ampliamente, così come nei laboratori partecipati per la redazione del Dos. Ne parleremo ovviamente anche in consiglio. Il progetto delle Manifatture Sigaro Toscano è compatibile con la città di qualità e di vivibilità? «La nostra valutazione è che sia molto bello. Se realizzato cambierebbe radicalmente in meglio la qualità urbana.

Come si inseriscono i recuperi degli ex opifici nel progetto generale di città della qualità? «Ancora non lo conoscono? Il progetto di città è stato, nelle sue grosse linee, illustrato ai cittadini nel corso della campagna elettorale ed ha ottenuto il consenso di circa ventimila elettori. Poi è stato migliorato, definito e più volte riproposto in sedute di consiglio comunale, in convegni, in seminari di lavoro. Lo ribadiremo ancora il prossimo 11 luglio nell'assemblea pubblica di bilancio del secondo anno di attività della nostra amministrazione». Il Malc insiste: acquisiamo il bene e poi penseremo alla destinazione e Gravagnuolo? «Il bene in verità non va acquistato; dobbiamo invece eventualmente esercitare il diritto di retrocessione previsto dai contratti in essere. Indubbiamente il Comune può esercitare questo diritto, pagandolo, definire una destinazione d'uso condivisa, eventualmente provare a rivenderlo tramite bando, sperare di trovare un compratore, attendere un nuovo progetto, valutarlo e confidare in una sua realizzazione. Oppure non rivenderlo e candidarsi per un finanziamento pubblico per il suo recupero (occorrono non meno di 20 milioni di euro). È evidente che i tempi sarebbero lunghi. Inoltre ci dovrebbero essere gli investitori, ricordo al riguardo che Casa Apicella, San Giovanni, il Palazzetto dello Sport, l'Asilo Pastore, l'ex Cofima e via dicendo ancora attendono investimenti disponibili. Alla fine il progetto dovrebbe essere migliore di quello di Casamonti.

Ci sono troppi se ed una sola certezza: i tempi sarebbero biblici. Noi invece oggi abbiamo un investitore disponibile, un progetto magnifico e la possibilità per la città di ottenere oltre che una riqualificazione urbana, anche capitali liquidi da investire per gli altri immobili o comunque per investimenti, e beni pubblici (posti auto in pieno centro, auditorium, museo del tabacco, superfici da destinare agli usi che il consiglio comunale riterrà giusti). Subito, non tra venti anni e guadagnandoci, non spendendo soldi pubblici, che peraltro non abbiamo». C'è il rischio di uno stravolgimento urbanistico pari a quello degli anni 60-70 ( palazzo vescovile rione Rizzo, palazzi via Vittorio Emanuele II)? «Non si trattò, nei casi citati, di scempi urbanistici, ma di orrori architettonici. Gravagnuolo allora non era il sindaco di Cava. Per come lo conosco, per la sua formazione culturale, sono certa che, se lo fosse stato, mai a Cava ci sarebbero stati questi mostri».

(Salvatore Muoio)