Le due foto sopra si riferiscono, all'ultima eruzione del Vesuvio (Marzo 1944), aeroporto di Terzigno, dove furono distrutti 88 aerei americani che operavano su Cassino. A sinistra si vedono i sistemi aerodinamici inservibili e a destra un aviere americano cerca di recuperare la mitragliatrice di coda.
Anni fa, l’ing. Carlo Martinez Y Cabrera mi raccontò:
“Il Miracolo di Pompei”:
Un suo parente, all'inizio del secolo scorso, era stato incaricato di scavare un pozzo, per la captazione dell’acqua, a Pompei.
Il contratto prevedeva un pagamento proporzionale alla profondità raggiunta.
Arrivato a pochi metri di profondità, questi, trovò subito l’acqua e, facendosi i conti, s’avvide che non avrebbe guadagnato alcunché. Allora cementò il tratto in falda e continuò a scavare. Gli andò male perché capitò in un banco argilloso o quantomeno “improduttivo” dal punto di vista dell’acquifero.
Rendendosi conto di non poter continuare, per non rimetterci ancora. Disse al committente che non c’era una falda sfruttabile e andò a scavare in un altro posto, ove “trovò” l’acqua.
Dopo qualche anno, la pressione dell’acqua nel primo foro ebbe la meglio sulla chiusura, evidentemente non adeguata, e, con forza rinvenne in superficie costituendo, appunto, il cosiddetto miracolo di Pompei.
In verità il Prof. Giuseppe Imbò aveva (invano) avvertito gli americani del pericolo imminente, non fu creduto o quantomeno, non fu tenuto in considerazione (credo anche per l'aspetto, i geofisici, come i geologi di una volta, non erano famosi per il loro look); un capitano gli diede, invece, i due litri di alcool che egli aveva parimenti chiesto.
Pertanto, furono distrutti 88 bombardieri, ma l'alcool permise al Prof. Imbò di far funzionare il sismografo registrando preziosi dati sull'eruzione.
Si dice, e lo ripeteva lo stesso Prof. Imbò a lezione, che un alto ufficiale americano avesse, poi, chiesto:
«Ma chi era quello iettatore?».
«Il direttore dell'Osservatorio Vesuviano».
Si sentì rispondere.