La vecchia leggenda di Nocera di Giulio Caso

La leggenda delle 7 Nocera

Spesso sento dire da compaesani “ben informati”: «Nocera è stata sepolta sette volte». Il numero sette, legato a tradizioni o a simbologie, viene svelato quasi con soddisfazione, come a dire: «Adesso lo sai anche tu».

Così, col passa parola, negli anni, questa frase è divenuta un luogo comune, una leggenda che, come tutte le leggende, prevarica la verità.

In realtà, Nocera non è stata mai sepolta, nel senso letterale del termine; sul suo territorio si sono registrati successivi, molteplici, fenomeni alluvionali che, assieme alle ceneri, lapilli e pomici provenienti periodicamente dal Somma-Vesuvio, hanno fatto si che il piano campagna gradualmente s’innalzasse.

I Nocerini hanno potuto, così, di volta in volta, dopo il ripetersi dei fenomeni accennati, sopralevare case, monumenti e le stesse strade.

Ecco che si ritrovano successive massicciate stradali anche a pochi decimetri di profondità, case su vecchie case e monumenti su antichi monumenti.

Una situazione ben diversa, quindi, di quella di Pompei ed Ercolano, ma certamente più interessante per quanto riguarda l’evoluzione storico-urbanistica della nostra comunità.

Eppure, ancora oggi, anche dopo aver letto il mio articolo, incontro qualcuno che esordisce con – «… , perché, lei mi insegna, che Nocera è stata sepolta sette volte».

Poesia fossile

Per realizzare una poesia è necessario possedere una conoscenza della tradizione formale e letteraria. I poeti, guidati dalle proprie ispirazioni, potranno, così, creare espressioni nuove da inserire nel mondo della comunicazione.

Per dirla come R. W. Emerson: “Il linguaggio è poesia fossile; come il calcare consiste di infinite masse di conchiglie, così il linguaggio è fatto di immagini che hanno da tempo cessato di ricordarci la loro origine poetica”.

Ogni parola fu originata da un lampo di genio.

La Quarta dimensione e la curiosità

Immaginiamo un cubo in un universo “euclideo” a quattro dimensioni (chiedo venia, per un momento al mio professore di fisica Erman Gustavo allievo di Mario Ageno, a sua volta, allievo di Enrico Fermi); in quest’universo il cubo lo chiameremo ipercubo.

Applicando semplicemente il teorema di Pitagora si ottiene che la misura della diagonale dell’ipercubo è esattamente equivalente al doppio del lato dello stesso. Il procedimento lo si potrebbe estendere ad altre dimensioni. Solo che l’antica, riconosciuta da tutti noi valida, teoria della relatività, l’affidamento alla luce come riferimento naturale e non al pensiero come fonte di conoscenza aprioristica, la pur non dimostrata teoria delle supercorde, lo studio, ad altissimo livello, della matematica multidimensionale, fanno ritenere ciò una inutile e banale esercitazione, ma … la curiosità dell’uomo non ha confini.

L’asinello (Agenda agitur)

L’ennesima commissione di esperti di pedagogia, didattica e psicologia decide, dopo mesi di aspre diatribe sui nuovi programmi e metodi d’insegnamento, di creare un momento d’incontro e di svago per stemperare alcune animosità, invero eccessive, sorte fra loro.

Viene organizzata una gita col pullman per un ameno paese di campagna alla quale partecipano, finalmente in modo unitario, tutti gli illustri dotti.

Ad un certo punto l’automezzo è costretto a fermarsi per un ostacolo imprevisto: un asinello, fermo al centro della strada, sordo ai segnali acustici, non si smuove di un millimetro.

L’autista scende per primo dall’automezzo, seguito da un eminente studioso che, inforcati gli occhiali, chiede:
«Chi c'impedisce il passaggio?».

L’autista risponde:
«Un asinello!».

Lo studioso:
«Ah! Dovete sapere che l’etimologia di impedire ci riporta ad un'antica usanza che era quella di legare la testa o le corna degli animali ai piedi degli stessi, da qui "in pede" appunto l’atto di impedire».
Ciò detto, rimane a guardare la scena, soddisfatto del suo ottimo contributo linguistico.

Interviene un insegnante dei bei tempi andati:
«Macché! L’asino è un ciuccio e il ciuccio è ciuccio per antonomasia, non capisce alcunché, non c’è niente da fare …».

Dal gruppo si leva indignata la voce dello psicologo:
«Questo è terrorismo psicologico che non tiene conto del ruolo dei genitori, animali rurali, che gli avranno, senz’altro, causato dei complessi, che non esito a definire… freudiani».

Una simpatica e volenterosa docente, nell’intento di mitigare gli animi si fa avanti e dice:
«Bisogna innanzi tutto comprendere per farsi comprendere, mettere il soggetto al centro dell’attenzione…».

L’autista interviene, indicando l’asino:
«Per esserci c’è già, ma al centro della strada».

Dal pullman, un poco claudicante, come è ormai tradizione, e, pertanto, sorretto da due belle e giovani assistenti, scende il famoso pedagogo che pontifica:
«Credo sia opportuno iniziare la diagnosi funzionale del soggetto, fare dei test sulla comunicazione…. Col tempo troveremo il punto d’incontro fra la nostra necessità di dover proseguire e la soddisfazione dei suoi bisogni esistenziali».

Un'assistente aggiunge:
«A prima vista, si ha l’impressione di un soggetto autistico».

L’autista che non gradisce di essere associato all’asinello, la guarda alquanto accigliato e sta per sbottare.

A questo punto arriva una contadinella, mette il pollice in bocca all’asinello che inizia a ciucciare e la segue nel vicino prato liberando la strada.

La gita può riprendere, mentre la contadinella sorride umilmente ai pensierosi astanti.

 

 

 

 

 

Le due foto sopra si riferiscono, all'ultima eruzione del Vesuvio (Marzo 1944), aeroporto di Terzigno, dove furono distrutti 88 aerei americani che operavano su Cassino. A sinistra si vedono i sistemi aerodinamici inservibili e a destra un aviere americano cerca di recuperare la mitragliatrice di coda.

Anni fa, l’ing. Carlo Martinez Y Cabrera mi raccontò:

Il Miracolo di Pompei”:

Un suo parente, all'inizio del secolo scorso, era stato incaricato di scavare un pozzo, per la captazione dell’acqua, a Pompei.

Il contratto prevedeva un pagamento proporzionale alla profondità raggiunta.

Arrivato a pochi metri di profondità, questi, trovò subito l’acqua e, facendosi i conti, s’avvide che non avrebbe guadagnato alcunché. Allora cementò il tratto in falda e continuò a scavare. Gli andò male perché capitò in un banco argilloso o quantomeno “improduttivo” dal punto di vista dell’acquifero.

Rendendosi conto di non poter continuare, per non rimetterci ancora. Disse al committente che non c’era una falda sfruttabile e andò a scavare in un altro posto, ove “trovò” l’acqua.

Dopo qualche anno, la pressione dell’acqua nel primo foro ebbe la meglio sulla chiusura, evidentemente non adeguata, e, con forza rinvenne in superficie costituendo, appunto, il cosiddetto miracolo di Pompei.

 

In verità il Prof. Giuseppe Imbò aveva (invano) avvertito gli americani del pericolo imminente, non fu creduto o quantomeno, non fu tenuto in considerazione (credo anche per l'aspetto, i geofisici, come i geologi di una volta, non erano famosi per il loro look); un capitano gli diede, invece, i due litri di alcool che egli aveva parimenti chiesto.
Pertanto, furono distrutti 88 bombardieri, ma l'alcool permise al Prof. Imbò di far funzionare il sismografo registrando preziosi dati sull'eruzione.

Si dice, e lo ripeteva lo stesso Prof. Imbò a lezione, che un alto ufficiale americano avesse, poi, chiesto:
«Ma chi era quello iettatore?».

«Il direttore dell'Osservatorio Vesuviano».
Si sentì rispondere.