Sabato 27 aprile 2013, alle ore 19,00 presso la sede del MARTE di Cava de’ Tirreni sarà inaugurata la personale di Silvia Venturi dal titolo Forme segrete, materie leggere. Quarto appuntamento di un ciclo di mostre progettate e curate da Ada Patrizia Fiorillo per la mediateca cavese, essa si avvale delle collaborazioni di Linda Gezzi e Maria Letizia Paiato. Un singolare percorso inquadra la mostra, costituita da sculture, installazioni e complessi plastici a parete. Si tratta di opere di piccole e medie dimensioni appartenenti a cicli e tempi diversi che ben inquadrano la poetica dell’artista interessata tanto al valore della forma, quanto alle potenzialità espressive della materia che ella sceglie accuratamente, in alcuni casi, da un repertorio insolito, sottratto alla quotidianità, ma soprattutto attento, complessivamente, a restituire il carattere della leggerezza. In tal senso il titolo ne coglie il tracciato ospitato nella Galleria ‘Contemporanea’ al terzo piano della sede. Uno spazio che l’artista bolognese ha interpretato scegliendo di porvi al centro una selezione di sculture in metallo saldato appartenenti al 2005-06: corpi dalle strutture esili, giocati sull’assenza o meglio sul vuoto quale negativo di una forma che attraversa lo spazio disegnandolo. Sono coerenti a queste per l’uso del metallo, le opere a parete della serie Senza titolo (Corvi) del 2006 o le scatole del ciclo Senza titolo (Ruggini) del 2006-07. Si tratta di oggetti che, nel primo caso, si combinano a materie diverse quali la cera e la fotografia lasciando emergere effigi di volti assunti dalle pagine di vecchi album familiari o riportate a galla dall’inconscio fino a riannodare i fili con altre sollecitazioni che, difatti, nel secondo propongono contenitori di latta arrugginiti dove il ricordo è spinto fino ad anfratti nascosti.L’artista opera in questo caso come un entomologo, ponendo l’attenzione su tracce minime dell’esistenza come quelle degli insetti per alludere a quel mistero che l’attraversa, teso tra la vita e la morte. Alla caducità dell’esistenza del resto fa ancora riferimento la serie Farfalle del 2006-08, realizzata su bustine da tè, ove sono impressi a stampa i tratti sbiaditi di volti dai corpi di farfalla. Si tratta di monotipi che Venturi ricompone in una grande installazione, leggera ed oscillante ad ogni minima variazione d’aria. «È la messa in scena – nota Ada Patrizia Fiorillo – di uno spazio vibrante di una vitalità che porta con sé anche i segni della precarietà, dell’irrequietezza trascritta sulla pelle, come è nel caso dell’omonima Pelle, un’opera del 2009 realizzata con tessuto di nylon da collants che modella, nella sua fragile resistenza, i tratti di un’ambigua forma organica. Del resto l’esperienza di Silvia Venturi si precisa da tempo per un’attenzione a quel confine mobile che tiene in dialogo pittura (prevalentemente disegno) e scultura. Poli tra i quali ella si muove con insolita ‘leggerezza’, interessata soprattutto a sperimentare materie diverse con le quali dà vita a volumi reali o figurati destinati a stabilire un rapporto con lo spazio. Una relazione che, sembra evidente, l’artista affida ad un dettato narrativo, attingendo ad una sfera di memorie personali o collettive. Immagini sottratte a collezioni scientifiche, repertori documentari, ricordi familiari, in sostanza ad archivi della memoria che ella rilegge in chiave fantastica ed immaginativa, per dare peso ad un operato che è sostanzialmente uno scavo nel tempo dell’esistenza».