Procura di Nocera: Greco vince al consiglio di Stato

NOCERA INFERIORE (SA)- «Non garantisco nulla, vedremo». Disse così Celestina Tinelli, membro laico del Csm in quota centrosinistra, a Pasqualino Lombardi, ex sindaco di Cervinara finito nei guai per la vicenda della così detta 'cricca P3' insieme a Flavio Carboni, Arcangelo Martino ed altri.

Lombardi si stava spendendo in favore del magistrato Gianfranco Izzo (nella foto a destra) voleva che a capo della procura di Nocera Inferiore ci finisse lui. Così sta scritto nell'ordinanza della procura di Roma relativa alla vicenda del dossier Caldoro, le pressioni di Cosentino, gli appalti dell'eolico e i condizionamenti del Csm. L'impegno venne mantenuto: addirittura due volte, a quanto pare. Una prima quando effettivamente a Nocera ci finì proprio Izzo; la seconda quando -appunto- la Tinelli disse a Lombardi che non «poteva garantire». Pur inconsapevolmente, cioè, è stata di parola nel senso che, alla luce di quanto ha stabilito la IV sezione del Consiglio di stato, in sede giurisdizionale (sentenza n. 281 dell'11 ottobre 2011, depositata il 23 gennaio 2012) quella "incertezza" nell'assicurare la nomina di Izzo è stata rispettata comunque. Il massimo organo della giustizia amministrativa ha infatti accolto il ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva dichiarato inammissibile il ricorso dell'ex procuratore capo di Vallo della Lucania, Alfredo Greco (nella foto a sinistra) bocciato sul fil di lana dalla scelta del plenum del Csm in favore di Izzo, nonostante l'avesse spuntata nella commissione incarichi direttivi. Un colpo da manuale dell'avvocato Lorenzo Lentini, rappresentante legale di Greco ed estensore del ricorso, che, tra i primi effetti, avrà quello di rimescolare le carte, riportando con ogni probabilità questa ambigua partita togata su una strada più corretta. Senza escludere che, una volta reiterata la pratica, Greco vada al posto di Izzo da un momento all'altro

 

Ma cosa era successo in quel 2009, al di là della sgangherata vicenda della P3?

 

Successe quel che accade tutti i giorni nel parlamentino dei magistrati: cioè si fanno gli affari propri a seconda degli equilibri politici del momento. In un'Italia rincitrullita dalle giaculatorie anti-casta ci si dimentica spesso di ciò che avviene in ambito togato.

Alfredo Greco in pratica aveva un peccato originale: aveva stracciato la tessera dell'Anm, il sindacato dei magistrati, già da qualche anno. E del fatto che avesse titoli, requisiti ed esperienza specifica in più rispetto all'antagonista proveniente da Cassino, l'assemblea del Csm se ne infischiò altamente. Una cosa normale, roba di tutti i giorni. Chi ha un minimo di consuetudine con questa materia sa bene di cosa si parla quando si dice "il gioco delle correnti": uno di sinistra a me in quel posto, uno di centro a te in quell'altro e uno di destra all'altro ancora. Ecco cosa davvero successe, il resto sono chiacchiere.
Succede però, di tanto in tanto, che gli avvocati facciano gli avvocati e i magistrati i magistrati: com'è stato nel caso del ricorso di Greco che, approdato sulla scrivania del consiglio di stato, è incappato in giudici che sono andati a fondo del problema leggendo accuratamente le ragioni esposte dall'avvocato Lentini. La IV sezione (Gaetano Trotta, presidente; Sergio De Felice, consigliere; Raffaele Potenza, consigliere; Guido Romano, consigliere; Fulvio Rocco, consigliere, estensore) ha dato la sensazione di voler umiliare il Csm quando ha messo a nudo le contraddizioni contenute nella decisione che favorì Izzo.

 

I giudici amministrativi parlano esplicitamente di «sistematica obliterazione» dell'esperienza e dei titoli di Greco: il che vuol dire che il fatto che l'ex procuratore di Vallo fosse tecnicamente più dotato del contendente, per la qual cosa si fornivano gli adeguati riscontri, neppure lo considerarono, cancellando sistematicamente questi "dettagli". Un po' come dire che il vertice della giustizia italiana aggira la legge: fa un po' specie, no? Non solo, ma c'è un passaggio della sentenza dove si legge pure che le relazioni presentate a sostegno dell'uno e dell'altro sono perfettamente identiche, cambiando solo nelle parti in cui si indicano i nomi ed i cognomi dei candidati. Una sorta di copia e incolla per celebrare un rito senza andare alla sostanza: se è questo il metodo di valutazione dei futuri organi di direzione degli uffici giudiziari, non c'è da stare molto allegri. Eppure sembra sia andata proprio così.

Non ultima, anche una ragione sgradevole fu invocata per preferire Izzo a Greco, al di là delle questioni di forma e di sostanza. Nel valutare il curriculum dei candidati, è stata tirata fuori una storia del 2006/2007 relativa ad un incidente occorso a Greco: il suo capo scorta, il maresciallo dell'Arma Tiberio, era stato indagato dalla procura di Salerno per rivelazione di segreto istruttorio. Greco, al tempo ancora capo della procura di Vallo, rilasciò un'intervista al Mattino in cui ebbe parole di elogio per la persona, per l'uomo «pur precisando di non conoscere il merito dell'indagine». Apriti cielo: lo stato maggiore dei precisini in toga deferì Greco alla disciplinare del Csm per interferenza in indagini di altro ufficio. Ovviamente venne assolto con la formula che «il fatto non costituisce illecito disciplinare» anche se, per farlo fuori, venne utilizzata lo stesso una storia in fondo ridicola se si guarda a quel che accade in alcune procure italiane. E se fosse stato riconosciuto colpevole, che facevano, lo ammanettavano? Questo, tanto per capire in che ambito si è svolta questa faccenda. Oggi non c'è altro grado di giudizio cui ricorrere, il Csm dovrà rispettare l'ordine del giudice amministrativo. Si vedrà.

Tutto ciò non cancella una domanda che questo giornale pose già nel luglio del 2010: come mai la procura di Roma non si interessò alla nomina di Izzo a capo dell'ufficio requirente di Nocera visto che, tra le cose imputate alla P3, questa fu l'unica operazione andata in porto? Tutte le accuse contro la cricca erano per ipotesi ancora da riscontrare e provare, com'è normale che sia. Izzo (che ha sempre detto di aver incontrato una sola volta Lombardi) era sponsorizzato da questi e realmente la ottenne quella poltrona.

Una domanda alla quale ancora nessuno ha dato una risposta. E a cui, forse, nessuno risponderà mai.

Peppe Rinaldi (dal quotidiano "Roma" del 25 gennaio 2012)