Il 28 maggio 1948 cominciò quella che poi si è rivelata una delle più longeve carriere giornalistiche. Oggi, dopo ben sessanta anni, Gennaro Corvino è ancora lì, in prima fila, come, anzi meglio, di un giovanotto alle prime armi e con lo stesso, intatto, entusiasmo di allora. Il primo articolo Gennaro Corvino lo pubblicò su «Azione Sociale», settimanale ufficiale delle Acli. Erano tempi difficili, quelli.
L’Italia usciva dalla sconfitta della II guerra mondiale e il Meridione era tutto da ricostruire. Ancor di più lo era l’Agro nocerino che da quella guerra era uscito letteralmente devastato. E Gennaro Corvino, che pure quella guerra l’aveva vissuta da protagonista, sul fronte greco e russo e da prigioniero, cominciò a raccontare gli anni della ricostruzione a partire dalle macerie. Era corrispondente de «Il Risorgimento», il giornale voluto dagli americani al posto de «Il Mattino» che sarebbe riapparso nelle edicole il 9 aprile del l950, diretto da Giovanni Ansaldo. Lui era già lì. E lo è ancora oggi.
Chi lo conosce non può non notarlo già dalle prime ore dell’alba, nella sua Castel San Giorgio, andare prima a messa e poi fermarsi all’edicola. Uno sguardo ai giornali e poi alle prese con il telefono per ascoltare le fonti, parlare, discutere, carpire notizie. Sempre così, da sessant’anni, mai domo. Dalla vecchia macchina da scrivere al computer. Gennaro Corvino ha continuato a raccontare la sua terra anche con le nuove tecnologie, fino a diventare la memoria vivente di una terra difficile, ma che lui continua a raccontare con l’amore e la passione di sempre, sempre uguale da sessanta anni. do.ba.